Avigliana
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Curiosità ad Avigliana:Vian-a Vilan-a
   
Noterete che la storia di questo paese è ricca di riferimenti ad eventi misteriosi e leggendari.
Narra la leggenda che Avigliana in tempi molto lontani, sorgesse là dove si trovano ora i due laghi e che fosse un borgo ricco e fiorente.
Tuttavia i suoi abitanti però erano conosciuti per la loro malvagità: erano poco rispettosi tra loro e soprattutto incuranti dei loro doveri verso il Creatore.
Una piccola Sodoma dove tutto era lecito ed i poveri venivano scacciati impietosamente. Così il Signore volle metterli alla prova per un'ultima volta.
Una sera d'inverno, quando il freddo era più insopportabile, un mendicante bussò ad ogni uscio ed implorò un po' di ristoro. Venne respinto e maltrattato a conferma della cattiveria e dell'egoismo che albergava in quegli animi.
Solo una povera vecchia, che abitava in un misero casolare e viveva di stenti, lo accolse e lo sfamò con l'ultimo pezzo di pane che aveva nella dispensa. Fu in quella notte che tragicamente si compì il destino di quei miserabili egoisti, condannati dalle loro malvagità. Tra lampi, tuoni e terrificanti scosse di terremoto si aprirono due voragini spaventose nel terreno e la cittadina fu inghittita dalle acque.
Quell'anziano viandante era Nostro Signore.
Alla luce dell'alba la cittadina non esisteva più e al suo posto si erano formati due ampi e profondi laghi, molto belli, divisi da una piccola striscia di terra su cui era rimasta la povera casa della vecchietta misericordiosa che fu l'unica superstite del divino castigo. Da allora la gente del luogo ripete il detto: «Vian-a vilan-a per sua bontà l'è perfondà»

(Tratto da: Muntagne Noste 1999 - CAI Val Susa e Val Sangone)
   
La burla del venerdì di magro ad Avigliana  
   
Ritornando sempre all'antica Avigliana, ricca e dedita al lusso, abitata da potenti signori piuttosto malvagi con i poveri e incuranti delle osservanze religiose, si racconta che questi ricchi signorotti avessero poca voglia di astenersi dai loro luculliani banchetti il venerdì.
Ma si sa, la prescrizione della chiesa era ferrea: il venerdì è giorno di penitenza e di magro, quindi niente carne di bovino o suino, al massimo pesce. Ai signorotti venne in mente una burla per aggirare l'ostacolo. Nella notte fra giovedì e venerdì fecero entrare nel Lago Grande di Avigliana una mandria di vitelli ben pasciuti, poi con lenze ed ami fecero finta di aver pescato "enormi trote lacustri".
Non si sa se il clero locale sia cascato nel tranello, ma questa favola ha avuto nel tempo lo scopo di confermare come i signori dell'epoca facessero il bello ed il cattivo tempo.
 
Amedeo VII di Savoia, il Conte Rosso  
 
Figlio di Amedeo VI e Bona di Borbone, nasce ad Avigliana nel 1383. a 17 anni sposa Bona di Berry, nipote di Carlo V, che viene chiamata "Madame la Jeune", per identificarla in contrapposizione alla suocera detta "Madame la Grande".
La definizione di conte Rosso gli deriva dalla scelta di usare questo colore così come il padre usava il verde (ha anche indossato un abito di colore rosso combattendo a fianco di Carlo VII di Francia contro gli inglesi). E, sempre a similitudine del padre, rivela presto le sue qualità di combattente e uomo politico. Sviluppa una politica espansionistica verso il mediterraneo; è costretto a combattere contro i marchesi di Saluzzo conquistando Cuneo (1382) e Nizza (1388).
Muore a Ripaille, il 1° novembre 1391; nel 1576 il duca Emanuele Filiberto farà trasportare le sue ceneri nella Cappella del Santo Sudario, nella Cattedrale di San Giovanni di Torino. Le cause della sua morte rimangono tuttora misteriose: caduta da cavallo, epidemia, avvelenamento?
Quando scompare, l'erede Amedeo VIII ha solo otto anni. Bona di Borbone (Madame la Grande, moglie del Conte Verde), Bona di Berry (vedova del Conte Rosso) e Amedeo d'Acaja, si contendono la reggenza
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