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La storia
Secondo alcuni studiosi Giaveno ha origini molto antiche;
il primo insediamento dovrebbe risalire all'epoca romana.
Una famiglia importante, quella dei Gavi dell'Augusta Taurinorum (Torino) avrebbe costruito nel 1° secolo d.C. la propria villa rustica.
Vi sono alcuni ritrovamenti casuali che potrebbero confermare questa tesi: si tratta di materiali di necropoli nei campi presso il Santuario della Madonna del Bussone (borgata Villa) ed un tratto di lastricato presso il ponte del torrente Tortorello.
Nelle "Cronache della Novalesa" si narra che Carlo Magno, nel 773 varcò lo spartiacque che divide la Val di Susa da quella del Sangone, giunse in una zona pianeggiante vicino al villaggio Gavensis e colse alle spalle i Longobardi, i quali si trovavano fra la Chiusa di S. Michele e Villardora, sconfiggendoli
. Nel 1103 il territorio di Giaveno viene donato dal conte di Savoia, Umberto II, all'Abbazia di San Michele della Chiusa, ma Federico Barbarossa nel 1195 lo toglie all'Abbazia per donarlo a Carlo I, vescovo di Torino. Giaveno ritorna agli abati di San nel febbraio 1209, la piazza viene fortificata con
una robusta cinta muraria un castello.
Nei documenti del XIII secolo si parla di un castello nella parte più elevata del borgo; verso la metà del secolo XIV l'abate Rodolfo di Mombello fece fortificare il nucleo antico dell'abitato, cingendolo di mura alte due trabucchi (circa 6 metri), intervallate da torri circolari.
Nel 1611 la Comunità fece abbattere l'antica chiesa medievale di S. Lorenzo a causa del suo degrado strutturale, dando avvio alla costruzione della nuova parrocchiale in onore del secondo patrono della cittadina, S. Antero. Con decreto del 19 febbraio 1614, fu ufficialmente concesso l'uso del suo antico stemma, consistente in una stella a sei raggi in campo azzurro.
Nel XVIII secolo Giaveno vide cescere l'industria e l'artigianato: nel 1736 si contavano ben sette fornaci da terracotta, quattro fabbriche di colla, dodici concerie di cuoio, una tintoria di tela, una di cappelli e una di nastri, quattro fucine in ferro, dodici officine da fabbro ferraio, sei fornaci da calce e da laterizi. In quell'anno iniziò la costruzione del tipico campanile a guglia e in cotto, caratteristico simbolo di Giaveno.
Nel 1630 durante la guerra dei 30 anni, Giaveno viene occupata dalle truppe francesi capeggiate dal Duca di Montmorency.
Nel frattempo scoppia la pestilenza in tutto il Piemonte mietendo enormi vittime.
La dominazione francese cessa dopo la loro sconfitta a seguito dell'assedio di Torino
l'8 settembre 1706.
Nel periodo della Resistenza (1943 - 1945) i partigiani si sollevarono contro l'oppressione nazifascista.
Per tali episodi, alla cittadina di Giaveno è stata conferita la medaglia d'argento al valore militare dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1997
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