Abbazia
Novalesa
   
La Storia
   

Il 30 gennaio 726 il nobile franco Abbone, governatore della Moriana e di Susa che allora facevano
parte del Regno dei Franchi, fondò l'abbazia il monastero di Novalesa dedicandolo ai SS.Pietro e Andrea.
I primi monaci vivevano comunitariamente secondo la dottrina e l'esempio di Gesù Cristo: giurarono
castità perfetta, furono obbedienti ad un superiore mettono in comune i propri beni.
La loro giornata, nella solitudine e nel silenzio, era scandita da tempi di preghiera e di lavoro.
A Novalesa i monaci trascrivevano e miniavano codici oltre che amministrare terre, beni e curare infermi e
pellegrini.Carlo Magno concesse la libera elezione dell'abate ed il pieno possesso dei beni: l'abbazia
divenne così quasi uno stato autonomo con ben 500 monaci
Con le invasioni Saracene del X sec. i monaci decisero di abbandonare l'abbazia decretando così il
crollo della potenza novalicense
. Nel 906 infatti il monastero è assalito da una banda di saraceni: tutto è messo a ferro e a fuoco: alcuni
monaci cadono vittime. I superstiti si rifugiano a Torino e poi a Breme nella Lomellina.
Più tardi il monastero di Novalesa è ricostruito, ma per lungo tempo rimane soggetto alla abbazia di Breme.

All'inizio del secolo XVIII essi ricostruiscono la chiesa e ristrutturano parte del monastero.
Alla fine del secolo XVIII la repubblica cisalpina decreta la soppressione del monastero e
l'incameramento dei suoi beni.
Nel 1802 Napoleone, avendo rifatto su un nuovo tracciato la strada del Moncenisio e volendo
potenziarne l'ospizio, affida all'abate Gabet e altri monaci di Tamiè (Savoia) la cura di assistere i
viandanti: ad essi concede come dotazione il monastero, disabitato, di Novalesa.
Qui i monaci pongono nuovamente la stabile dimora nel 1818. Nel 1821 essi si uniscono alla
congregazione Cassinese d'Italia.
Il 29 maggio 1855 il governo piemontese decreta la soppressione dei monasteri.
Anche i monaci di Novalesa, il 25 ottobre 1856 sono costretti ad esulare.
Gli edifici sono messi all'asta, trasformati in albergo per cure idroterapiche.
Successivamente diventano residenza estiva del Convitto Nazionale Umberto I di Torino.
In epoca recente sono stati acquistati dalla Provincia di Torino, che nel 1973 li affida alla gestione
dei benedettini, gli antichi abitatori.
Anche oggi la giornata è ritmata dai tempi della preghiera comunitaria e dal lavoro, sia intellettuale
che materiale. Tra i lavori, esiste un'attrezzata officina per il restauro dei libri e documenti antichi,
un piccolo terreno per la coltivazione degli ortaggi.
Con l'apporto finanziario della Provincia di Torino i Benedettini sono riusciti a far rivivere l'Abbazia
attivando un laboratorio per il restauro di libri e pergamene antiche

   
Come arrivare:  
   
Da Torino prendere l'autostrada per il Frejus uscire a Susa
A Susa prendere la strada per il Moncenisio
Dopo circa 1 Km dall'ultimo semaforo di Susa svoltare sulla destra per Novalesa
A Novalesa seguire le indicazioni per l'abbazia.
   
   
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