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Il colloquio di selezione-come prepararsi e come affrontarlo

user By: Simo Del 12/01/2010  folder Pubblicato in Lavoro  commenti (4) Commenti  stampa Stampa

 Il colloquio di selezione.
 Come prepararsi e come affrontarlo.



Dott. Ioppolo Simone
Psicologo.
 Laureato in Scienze della Mente.
 N. iscrizione all’albo 5791.
 
In riferimento al seminario tenutosi per il comune di Rubiana Il 2/12/09 ,da me e il sig. Bigoni vorrei riportare e approfondire alcuni spunti sul quale discutere in merito a quanto da me esposto durante l’evento.

1 Il contesto socio – economico

Evoluzione della società:
1.    Società agricola
2.    Società industriale
3.    Società della conoscenza/cognitiva

A partire dagli anni ’70 ,con l’avvento dell’informatica, dell’IA  e della cibernetica si sono aperte delle possibilità enormi,in grado di influire sul progresso tecnologico. La conseguenza è un influenza massiccia sulla strutturazione della società,infrastrutture e sull’assetto macro- e micro- economico.

1.1     Il livello economico e sociale
Chiamiamo la società attuale cognitiva o della conoscenza,per via del fatto che il lavoro non si basa più solamente sulla qualità della prestazione,dove la richiesta di competenze effettive è bassa ( vedi lavoro in fabbrica).
Nella società attuale il lavoratore necessità di capacità specifiche di forte adattabilità al contesto. Il lavoro richiede dinamicità, duttilità (cambiando spesso mansione o lavoro),capacità di relazionarsi con diversi strumenti (soprattutto informatici) e con diverse persone (anche di lingua straniera).
Nella società attuale cadono le certezze del lavoro stabile,dello stipendio fisso,della stessa competenza nella sua gestione.
Il progresso tecnologico, ha ritmi talmente serrati,che anche ad una figura professionale già competente, viene richiesto di tenere il passo con corsi di aggiornamento e /o informandosi autonomamente.

Il Rapporto Attali (richiesto dall’attuale governo francese ) e il rapporto Education di confindustria,dipingono una situazione europea come fortemente arretrata e ancora ferma a concezioni del lavoro superate.

Andiamo a sviscerare l’argomento focalizzandoci sui 4 vettori,sulle quattro caratteristiche trainanti della società cognitiva:

I 4 vettori della società cognitiva:

1.    Processi di globalizzazione
Standardizzazione di parametri a livello planetario. Commercializzazione internazionale del proprio prodotto.Esportazione di prodotti finiti e non materie prime.
2.    Innovazione tecnologica permanente
Il ritmo di rinnovamento degli strumenti di produzione e di consumo,ci costringe a considerare l’innovazione un processo permanente.
3.    Impresa post-fordista
Si rompe la catena di produzione. Il prodotto si adatta all’acquirente e non il contrario.
4.    Soggettività
Conta la qualità del lavoratore altre alla qualità del lavoro. Meritocrazia.

2. Scuola e lavoro

Se osserviamo i dati relativi agli impiegati nei settori agricolo,industriale e dei servizi,possiamo notare come ci sia uno spostamento netto verso quest’ultima categoria.
Analogamente il numero di laureati e diplomati è cresciuto in maniera massiccia.(fonte istat per entrambi).
Le considerazioni che possiamo fare,partendo da questi dati hanno delle forti implicazioni.

Il progresso ha consentito che la forza lavoro sia largamente sostituita da mezzi tecnologici largamente più economici e produttivi. Ciò ha portato una crescita esponenziale del settore dei servizi,con un miglioramento della qualità della vita,ma allo stesso tempo al lavoratore vengono richieste altre caratteristiche.
Né la laurea,né tanto meno il diploma  garantiscono un lavoro.

Contrariamente a 20 anni fa ,il “pezzo di carta” è una condizione necessaria ma non sufficiente per una collocazione lavorativa proporzionale al livello di preparazione.

Alla scuola italiana,autoreferenziale e conservatrice viene richiesto di attuare una svolta,in grado di formare degli elementi in grado di affrontare questo tipo di società.

2.1       Incertezza e rischio


Traiamo una conclusione forte:

L’incertezza è strutturale e le sicurezze vanno trovate dentro di sé,nelle proprie capacità.

L’incertezza dell’attuale mondo del lavoro porta ad una costante situazione di rischio,che si manifesta nelle ricadute psicologiche portate dalla carenza di lavoro ,dalla precarietà , da situazioni contrattuali poco accomodanti.

Certo è che la svolta nel mondo del lavoro è dovuta alla svolta della nostra società. Sarebbe disastroso fare dei passi indietro , perché ne risentirebbe l’economia del paese stesso,già fortemente arretrato (vedi rapp. Attali).

Allora come affrontare questa situazione?

Partiamo dal definire il rischio, in senso psicobiologico :

1.    Il rischio è la percezione di un pericolo che crea ansia,paura.
2.    La paura è adattiva , se non ne veniamo sopraffatti!
Perché:
3.    Ci prepara a combattere o fuggire dal pericolo.

Biologicamente la paura,come qualsiasi emozione  è uno strumento di valutazione .
La presenza di una minaccia causa diverse reazioni ,che coinvolgono il sistema nervoso autonomo che tipicamente vengono definite: Freeze, fight or flight.

Ossia la percezione del pericolo , ancestralmente rappresentato dal predatore, attiva nei mammiferi (anche nell’uomo anche se in maniera più complessa) delle risposte che portano alla lotta ,alla fuga o alla paralisi o simulazione della morte.

Vi sembra fuori luogo?
Facciamo finta che il lavoro sia l’analogo della caccia di un uomo del paleolitico (ossia l’attività con cui manteniamo noi stessi e la nostra famiglia) e che il denaro sia il cibo (il risultato della caccia).


Pensavate che ci fossero stati molti cambiamenti nella storia dell’uomo?
Avete ragione ,ma l’uomo dal paleolitico ad ora non è geneticamente variato di una virgola e i suoi bisogni sono i medesimi. E’ ciò che è intorno a lui che viene modificato a ritmi evolutivamente impressionanti!
E la paura ,l’incertezza che si prova nel  lavoro, è la medesima  del nostro progenitore che và a caccia col rischio di portare poco cibo o essere estromesso dal gruppo dei cacciatori.

Dopo questa piccola digressione torniamo a noi:

Per iniziare la “caccia- lavoro” ,bisogna essere all’altezza di entrare in un “gruppo di cacciatori - azienda”.

3. Il colloquio di selezione
Per affrontare efficacemente un colloquio di lavoro facciamo riferimento ad un concetto classico della psicologia sociale cognitiva.

L’Autoefficacia (Bandura, 1997) ,che in maniera molto semplice può esser così descritta: se ne sono convinto io,convinco anche gli altri.

Allora se vedremo quali sono i punti chiave per prepararsi ad un colloquio di selezione:

1.    quali sono la mie motivazioni ?
2.    come mi percepisco?
3.    come posso sopperire ai miei punti deboli?
4.    ho la capacità di relazionarmi (sia a livello verbale che extraverbale)?


4.    Io e il selezionatore : Le mie e le sue motivazioni.

Le mie motivazioni arrivano da:


-  Volontà. Mi piace quel lavoro. La motivazione nasce da sé,basta solo riconoscerla e saperla verbalizzare nella maniera corretta..

-   Necessità. Ho bisogno di quel lavoro. La motivazione và ricercata in sé. Perché lo devo ottenere?

E necessaria la consapevolezza di ciò che ci conduce a quel colloquio. Naturalmente una che le  ho presente , devo gestirle “sapendomi vendere bene”.
Certo che se ho bisogno del lavoro,anche se mi fa schifo.. non glielo vado mica a dire al selezionatore!

Teniamo presente anche le sue, di motivazioni:

-   "trovare una persona che risponda alle esigenze, accertarsi che sia indicato per l'azienda che l'assumerà capire se, anche a livello caratteriale, il nuovo arrivato si integrerà perfettamente o al contrario, creerà problemi".

Pensate di essere voi?
Spiegate a voi stessi il perché ,prima di dirlo al selezionatore.

5.    Ci vuole cervello e cuore

Ora che siamo più consapevoli di cosa voglio io e cosa vuole il datore di lavoro bisogna mettere nel colloquio un po’ di “Cervello” e dimostrare di avere “Cuore” e in alcuni casi “Fegato” ,scegliete l’organo che per voi rappresenta meglio la situazione!

Quindi,bisogna prepararsi per il colloquio?
Assolutamente SI.

-    Partite da quello che conoscete e informatevi bene(cosa fa l’azienda,come e dove e quando)
Fondamentale:

-    Individuate i vostri potenziali punti deboli. Non  dovete dirli,ma se ve li chiedono (e un buon selezionatore vi porta proprio lì) ,dovete spiegarli in una maniera almeno “accettabile”.
Es.  Ho dei problemi in famiglia che potrebbero influire sul lavoro?
Evito di parlarne.
Se e solo se mi viene richiesto , devo trovare la maniera per  non farlo apparire come un problema.
-    Non imbrogliate.

Es. Ho un problema in famiglia che potrebbe rendere difficoltoso il lavoro. A domanda diretta nego ,imbrogliando. Se poi non rendo sul lavoro…come glielo spiego al datore che ho mentito al colloquio di selezione?
Il datore di lavoro è pur sempre un uomo. Se garantisco che ci metterò tutto me stesso per non far pesare il problema e una volta assunto mi atterò al mio proposito fino a che mi è possibile, magari sarà proprio il datore a capire la situazione e venirvi incontro!

Dall’esperienza professionale al Ser.T.  vi posso dire che a volte sono i datori di lavoro a segnale al servizio che i propri dipendenti hanno problemi d’alcol o di gioco d’azzardo.
Senza arrivare a tal punto,voglio dirvi di “con”-fidare ,senza fidarvi.
La disonestà non paga.

-   Non cercate di strafare. Siate sempre modesti.

Perché?
Facile: una persona presuntuosa non piace a nessuno.

-   Puntualità.
e
-   Aspetto esteriore.
Alcuni pensano che dobbiate essere “autentici”. Ahimè nulla di più sbagliato.
Se avete l’orecchino e volete lavorare in banca,la prima cosa che vi chiederanno e di toglierlo.
L’abbigliamento deve essere congruente col posto in cui andrete a lavorare.

-   Parlate un italiano corretto .
Mi sembra il minimo. Se non ce la fate,esercitatevi!

-    Evitate di citare orientamenti politici ,religiosi o dettagli troppo personali.
Non vi verrano chiesti per una questione di privacy. Evitate però di mettervi nei guai con le vostre stesse mani.

Ci vuole anche cure:

-   La sicurezza e la flessibilità. Mostratevi sicuri,senza spavalderia : siate disposti a dare il massimo.

-    Predisposizione ad affrontare il rischio. Non  tiratevi indietro.

L’atteggiamento mentale verso il lavoro ( qualsiasi esso sia) è fondamentale. La voglia di far bene e l’impegno ,spesso sono più importanti della capacità di partenza.
Dimostrate di averne in quantità!

 


# 1
Avatar Di Walter  di 7 mesi fà
Ragazzi! sembra tutto così ovvio, ma se nessuno ce lo spiega, come facciamo noi giovani alla prima esperienza??

 

# 2
Avatar Di Livia  di 7 mesi fà
Finalmente un'' articolo utile...
Grazie

 

# 3
Avatar Di Luca  di 7 mesi fà
Grande..........

 

# 4
Avatar Di simo  di 7 mesi fà
Grazie ragazzi!
Se avete colloqui in vista o più semplicemente delle curiosità da soddisfare contattatemi.

simone.ioppolopsy@libero.it

 

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