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Giacomo Jaquerio
Nato a Torino da una famiglia di pittori attivi già attorno al 1340, operoso a Ginevra nel 1401, morto a Torino il 27 aprile 1453, lo Jaquerio era noto da documenti che lo indicavano frescante di camere e cappelle nei castelli di Pinerolo e di Thonon.
Acquistò una fisionomia precisa soltanto nel 1912, quando i restauri operati a Ranverso portarono alla scoperta di queste pitture firmate, che erano state scialbate dopo una pestilenza.
Sulla parete sinistra del presbiterio Jaquerio dipinse la "Madonna in trono e i santi: Giovanni Battista, Antonio abate, Marta, Margherita, Nicola e Martino e i Profeti"; sulla parete destra le "Storie di Sant'Antonio abate e i Contadini che offrono maiali a Sant'Antonio".
Nella sagrestia Jaquerio affrescò "I quattro Evangelisti" della volta; l'"Orazione nell'orto" e l'impressionante "Salita al Calvario". A un successivo soggiorno del pittore a Ranverso, attorno al 1450, si fanno risalire gli affreschi con le "Storie di San Biagio" nella cappella omonima .
 
I cavalieri di Malta
La V Crociata Nella quinta crociata i Gerosolimitani partecipano alla conquista di Damietta, che cade il 5 novembre del 1219.
Una vittoria importante che non serve, però, a mutare la situazione in TerraSanta.
Nel1229 Federico II di Svevia (con cui i Cavalieri di San Giovanni non collaborarono, vista la scomunica infertagli dal Papa) ottiene pacificamente Gerusalemme dal sultano d'Egitto, ma si tratta di una breve tregua. Nel 1244 i musulmani attaccano la città massacrandone gli abitanti e a Gaza infliggono una dura sconfitta agli avversari. Inutile la disperata resistenza degli uomini della Sacra Milizia, il cui Maestro, Frà Guglielmo de Chateauneuf, è fatto prigioniero. Nel 1247 cade anche la fortezza Ospitaliera di Ascalona.
In TerraSanta la situazione precipita e inizia per le armate Cristiane una grande e dolorosa serie di sconfitte Nel 1268 il sultano d'Egitto Bibars intraprende una massiccia offensiva conquistando nel 1261 la Siria, nel 1268 cadono Giaffa e Antiochia, mentre il cerchio degli infedeli si stringe da nord a sud. Il 23 marzo del 1271 cade il Krac dei Cavalieri: anche quel formidabile castello,
apparentemente imprendibile non regge all'assalto delle truppe del sultano Bibars, anche se bisogna doverosamente ricordare che fu una bella scossa di terremoto ad indebolire fortemente la cinta muraria.
 
L'Epoca d'oro a Rodi
Una giornata epica, alla fine della quale i Cavalieri ringraziano, nella cattedrale di San Giovanni, la Vergine del Fileremo loro protettrice.
Nelle strade la gente festeggia la vittoria, ma l'assedio è appena cominciato e gli ottomani torneranno presto all'assalto.
Solimano, informato della situazione, decise di assumere personalmente il comando delle operazioni e il 28 agosto arrivò con una nuova flotta, poi ancora il 24 settembre.
Sarà una delle giornate più drammatiche: i caduti dalla parte dei tMa la vera minaccia si ha nel 1453 con Maometto II che riuscì a conquistare Costantinopoli e la Cristianità atterrita volge lo sguardo verso oriente dove,in pochi anni, il sultano turco occupa il Peloponneso, Trebisonda, Mitilene, l'Eubea, parte dell'Albania, le colonie genovesi della Crimea, piega la Serbia e impone il suo tributo a molte nazioni.
Fu un comandante d'eccellenza e le sue intenzioni erano fin troppo chiare: conquistare l'Europa. Dopo le sue rapide conquiste a sbarrargli il cammino c'era ormai, soltanto un'isola.
Un piccolo ostacolo che poteva essere facilmente superato e Maometto II si dichiarò pronto a dare una lezione a chiunque osasse sfidare la potenza della Mezzaluna, come monito a tutto l'Occidente. All'alba del 23 maggio del 1480, 160 navi fecero la loro apparizione davanti a Rodi e 100.000 uomini sbarcarono rapidamente, trascinando un numero mai visto di cannoni.
Furono mobilitate tutte le forze a sua disposizione.
Vennero inviati messaggeri ai principi europei con la richiesta di uomini e mezzi,
ma si ottennero soltanto promesse o risposte evasive.
Unico aiuto, quello portato da un italiano, Benedetto della Scala che comandava un contingente di uomini armati a sue spese.
L'assedio cominciò con un gravoso e massiccio bombardamento che durò settimane e che ridusse alcuni punti della cinta muraria a un cumulo di rovine.
Tutto sembrava perduto, ma la reazione fu immediata. Guidati dal Gran Maestro, i Cavalieri affrontarono in un cruento corpo a corpo il nemico che, alla fine, fu costretto a retrocedere.
All' indomani della vittoria, i Gerosolimitani sono nuovamente al lavoro per ricostruire la città e le mura devastate dalle artiglierie.
La loro missione è quella di combattere gli infedeli e sanno che le occasioni non mancheranno.
Tolto un conquistatore turco se ne fa un altro! Dopo il formidabile Maometto II si presentò sulla scena internazionale Solimano II con i suoi tentativi di conquista dell'Europa.
Solimano II riuscì a conquistare Belgrado: ormai padrone dell'Ungheria, poteva minacciare facilmente l'Europa via terra. L'altro baluardo cristiano era sul mare...
Il destino dell'Ospedale è deciso: Solimano infatti ordinò ai suoi generali di attaccare e di spazzare via quell'isolotto. Il Gran Maestro che disponeva in tutto di 600 confratelli e 5000 uomini, presentendo il pericolo aveva inviato richieste di aiuto a tutti i sovrani cattolici, ma nessuno si era detto disposto a fornire rinforzi. Come al solito le potenze europee si dimostrarono cieche e non riconoscenti di fronte agli sforzi compiuti dall'Ordine per il bene di tutti.... l'Ordine è nuovamente solo di fronte all'impero ottomano.
Ma lo spettacolo delle formidabili fortificazioni di Rodi doveva destare non poche preoccupazioni tra le fila degli attaccanti. Una doppia cinta di mura, saldamente collegata alla roccia naturale e a picco sull'acqua, correva intorno alla città e, a rafforzarla sui tre lati, verso la terraferma, c'era un fossato profondo circa 18 metri.
La cerchia incorporava tredici torri e la città era dominata dall'alto campanile della chiesa di San Giovanni. Ovunque cannoni pronti a far fuoco e terra bruciata ovunque, anche all'interno del castello;
lo stesso Gran Maestro aveva dato l'ordine di bruciare tutto, per non dare ai turchi la possibilità di riparo e di vettovagliamento.... una decisione che dimostra la determinazione di questi Cavalieri e della gente di Rodi.
La morsa si stringe, migliaia di schiavi sbarcarono dalle navi artiglierie di ogni calibro, mentre le colline circostanti si coprirono di vessilli e di tende multicolori. Quando i turchi aprirono il fuoco, l'isola parve incendiarsi.
Punto di forza degli ottomani erano il numero, la potenza, la formidabile organizzazione militare e il fanatico disprezzo della propria vita e di quella altrui, sul fronte dei Giovanniti, il coraggio della Fede e il genio di un Cavaliere: Gabriele Martinengo, il più famoso ingegnere di assedio del tempo. Il 26 giugno, le truppe ottomane si preparano per il primo assalto. Lungo gli spalti i Gerosolimitani attendono il nemico.
Sulle armature portavano la veste da battaglia: la dalmatica rossa con la grande Croce bianca
(I Giovanniti dopo la ritirata dalla TerraSanta scelsero di usare una diversa divisa: in tempo di pace quella nera, mentre in tempo di guerra quella rossa, fermo restando la croce bianca.)
Prima di raggiungere il proprio posto sulle mura, la Messa nella cattedrale di San Giovanni.
Con loro tutto il popolo di Rodi. Pescatori, contadini, gente semplice che si stringe intorno a quegli nomini che ha imparato a stimare e che per tanto tempo hanno difeso la loro libertà, le loro case e che della loro isola hanno fatto una patria rispeurchi sono, secondo i cronisti del tempo, quindicimila.
Un vera e propria strage.
Le provviste all'interno delle fortezze però cominciano a scarseggiare e la gente è sfinita mentre da Costantinopoli continuano ad arrivare rinforzi. Dall'Europa invece soltanto un indifferente silenzio, mentre uno dei baluar di Cristiani stava cadendo sotto l'Impero Ottomano nonostante le imprese eroiche,
gli Stati europei rimanevano a guardare.
All'alba del 17 dicembre, Solimano sferrò l'assalto decisivo: sapeva che Rodi era allo stremo, ma non dimenticò che anche il suo esercito era molto provato e che la lotta poteva durare ancora giorni e giorni.
E così accettò le condizioni proposte: la città e
la popolazione furono risparmiate, ai Giovanniti consentì di portar via quanto possedevano e assicurò loro l'onore delle armi.
Permise infine, ai rodioti che lo desideravano, di seguire i Gerosolimitani nel loro esilio.
Il 24 dicembre, dopo sei mesi di combattimenti, i turchi entrarono a Rodi e all'alba del 10 gennaio (secondo alcuni cronisti la partenza avviene il 2), l'Ordine dell'Ospedale lascia la terra che per più di due secoli è stata la sua patria. Sulle navi che prendono lentamente il largo, non sventola il rosso vessillo della Religione, ma un drappo bianco sul quale spiccano, ricamate in oro, l'immagine della Vergine e una scritta: << Afflictis Tu spes unica >>.
Una scelta dettata dalla profonda devozione alla Madre del Salvatore ma nello stesso tempo, una denuncia contro la Cristianità che ha abbandonato i suoi figli nel momento supremo.
L'epoca d'oro dei Cavalieri di San Giovanni a Rodi era finita e si apriva davanti a loro un periodo di profondo smarrimento, anche se la loro tenacia e la loro fede li sorressero in questi momenti difficili
 
L'architettura
Dell'antico complesso monastico si sono conservati la chiesa con il campanile e la sacrestia, un lato del chiostro, l'ospedale, il convento e le cascine.
La chiesa ha risentito, nei secoli, di molte trasformazioni ed ampliamenti, così da risultare oggi scarsamente omogenea e fortemente asimmetrica.
E' composta al suo interno da tre navate sorrette da pilastri che portano archi ogivali e volte a crociera.
I lavori di restauro condotti nel 1914, hanno permesso di stabilire quali siano state le alterne vicende dell'Abbazia: sul finire del XII secolo,
era di piccole dimensioni, a navata unica con abside semicircolare ed aveva un campanile non tanto alto che costituì la base del campanile che ancora oggi si eleva sul fianco nord della chiesa.
Nella prima metà del XV secolo non vennero eseguiti ulteriori ampliamenti, mentre vennero compiute importanti opere di decorazione.La facciata della chiesa è di forme gotiche-lombarde; essa guarda a ponente, come avveniva per tradizione in tutte le Chiese cristiane antiche, in modo che l'officiante, durante la celebrazione della Santa Messa, fosse rivolto a Gerusalemme.
Su di essa si apre un portico a tre luci sormontate da ghimberghe ornate a foglie giganti, fiori, frutta e ricca vegetazione in cotto e terminanti con pinnacoli.
Lateralmente, rispetto alla porta principale, si trovano pilastri a colonnina, con interessanti capitelli in pietra verde, intagliati secondo lo stile lombardo.
Notevole è la loro somiglianza con quelli della Sacra di S.Michele; essi rappresentano teste di monaci, diavoli o animali, tutti elementi tipici del primo Medioevo.
 
L'arte
Appena entrati nella chiesa, l'attenzione viene catturata dal grande polittico che si erge sull'altare maggiore, eseguito nel 1531 da Defendente Ferrari, per voto fatto dalla città di Moncalieri durante una pestilenza.
Sopra la struttura in legno dorato che incornicia il polittico, si vede lo stemma della città di Moncalieri; al centro è dipinta la Natività, ai lati della quale sono raffigurati, a sinistra, S.Rocco e S.Bernardino da Siena e, a destra, S.Antonio e S.Sebastiano; nella parte bassa una predella a sette piccoli scomparti ritrae episodi della Vita e miracoli di S.Antonio Abate.
Il quadro è chiuso da quattro valve dipinte: all'esterno, monocromi, sono rappresentati alcuni fatti della Vita della Vergine Maria e, all'interno, a colori, sono raffigurati alcuni Santi
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