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Sant' Antonio di Ranverso - I cavalieri di Malta Napoleone
Nè l'Austria, nè la Russia, però riusciranno a salvare Malta da Napoleone. Il futuro imperatore dei francesi non può consentire che altre potenze dispongano di una base navale di quella importanza e decide di impadronirsene con la forza.La sera del 10 giugno del 1798 la flotta francese, viaggia verso l'Egitto. Napoleone, davanti a Malta chiede al Gran Maestro di poter entrare nel porto per rifornire di acqua i suoi vascelli. La risposta di von Hompesch non si fa attendere: egli pretende il rispetto della neutralità dell'Ordine e replica che in base al trattato di Utrecht, in tempo di guerra tra gli stati cristiani, soltanto quattro navi per volta possono essere ospitate nei porti maltesi.
Napoleone non si lascia impressionare e in un proclama alle truppe annuncia le sue intenzioni: "Il Gran Maestro ci rifiuta l'acqua di cui abbiamo bisogno - afferma indignato Bonaparte - domani, allo spuntar del giorno, l'armata sbarcherà su tutta la costa accessibile per andarla a prendere".
Per i Giovanniti sono ore drammatiche. Ferdinando von Hompesch sa che per la prima volta dalla sua nascita l'Ordine dovrà levare le armi contro altri Cristiani, e sa anche molto bene che se la difesa dovesse risultare vana (cosa molto probabile, visto l'impiego di mezzi e uomini da parte di Napoleone) l'Imperatore non risparmierebbe nessuno... Giovanniti erano pronti a sacrificare le loro vite avendo solo la fede da difendere, ma gli altri soldati avevano anche famiglie da mantenere. Decide quindi con grande amarezza di non reagire alle truppe francesi che saccheggiano l'isola.Tratta quindi la resa con Napoleone firmando una "Convenzione" composta da otto articoli. Poche parole. Un documento in duplice copia, per concludere 268 anni di storia.Due secoli e mezzo, durante i quali i Giovanniti avevano dato innumerevoli esempi di abnegazione, soccorrendo uomini e nazioni, principi e città e offrendo alla causa della Cristianità un altissimo tributo di sangue.
Nessuno sembra preoccuparsi di quanto sta avvenendo. Ingrata come sempre, l'Europa si interessa soltanto di stabilire a chi dovrà appartenere quello scoglio posto al centro del Mediterraneo.
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Come era facile prevedere, la perdita di Malta ebbe pesanti ripercussioni tra i membri dell'Ordine. I Cavalieri del Gran Priorato di Russia e quelli polacchi dichiararono decaduto von Hompesch e il 7 novembre del 1798 elessero Gran Maestro lo Zar Paolo I che oltre a non essere cattolico era sposato! Papa Pio VI rifiutò energicamente di riconoscere il sovrano come Gran Maestro anche se, minacciato da Napoleone, vedeva nell'impero russo un possibile alleato.
Lo Zar comunque si comportò con onore e rispettò la cattolicità dell'Ordine sotto tutti gli aspetti e in un momento storico così confuso e difficile come quello provocato dalle guerre napoleoniche, egli finì per salvare la continuità storica della Milizia di San Giovanni.
Ma nella notte tra l'11 e il 12 marzo del 1801, Paolo I veniva ucciso nel castello di Michajlovskij a Pietroburgo. Il figlio, Alessandro I, si comportò ancor più onorevolmente del padre: non solo non reclamò per sè il titolo di Gran Maestro, ma assicurò anche protezione all'Ordine.Il 9 febbraio del 1803, Pio VII nominò Gran Maestro Frà Giovan Battista Tommasi al quale, da San Pietroburgo, lo Zar spedì le insegne di Gran Maestro che erano state di suo padre.
Fissata la residenza a Messina, come primo atto, Tommasi incaricò il suo Luogotenente di stabilire, con i rappresentanti delle potenze europee, la procedura per la riconsegna dell'isola. Le speranze dei Gerosolimitani di tornare nella loro antica patria si dimostreranno, però, ben presto vane. Con il trattato di Parigi del 30 maggio del 1814, Malta fu definitivamente assegnata alla Gran Bretagna e a nulla valsero i reclami e le proteste presentate dai delegati dell'Ordine ai Congressi di Vienna e di Aquisgrana. Vano anche il tentativo fatto, al Congresso di Verona, di ottenere qualche altra isola.
   
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